Attacchi di panico

Attacchi di panico

attacco di panico

 

L’attacco di panico

si manifesta come paura immotivata e incontrollabile di morire o di perdere il controllo ed impazzire. A queste sensazioni si accompagnano sintomi quali dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento.

Il primo episodio di attacco di panico insorge improvvisamente ed inaspettatamente. In genere la persona ha il primo attacco di panico in situazioni di stress prolungato al lavoro o in famiglia. Frequente è l’ insorgenza del primo attacco di panico dopo la morte di un familiare.

Dopo l’ insorgenza del primo episodio di panico, la persona può temere che questo si ripresenti in situazioni analoghea quelle nelle quali si è presentato la prima volta. Questa “sensibilizzazione” lo può portare ad anticipare mentalmente ed emotivamente le sensazioni terribili che ha vissuto nell’ esperienza precedente,
predisponendolo ad avere di nuovo un attacco di panico in situazioni simili.

In questo caso parliamo di “disturbo da attacchi di panico”.

Qundi esiste una differenza tra attacco e attacchi di panico.

Le manifestazioni fisiche che si accompagnano all’ attacco di panico, quali la sudorazione e la tachicardia, possono far temere alla persona di avere un infarto e morire.

La confusione mentale, il tremore e la sensazione di de-personalizzazione e la sensazione di irrealtà possono fargli temere di perdere il conrollo e impazzire.

La persona che soffre di attacchi di panico è nella maggioranza dei casi consapevole, quando è lontana dall’ attacco, che si tratta di un timore infondato. Tuttavia quando l’ attacco di panico si presenta la paura prende il sopravvento e la consapevolezza che si tratti di un fatto solo emotivo sparisce lasciando il posto al terrore.

L’esperienza sconcertante degli attacchi di panico porta chi ne è vittima a mettere in atto una serie di comportamenti che lo proteggono dalla possibilità che l’evento si ripeta.
Il più frequente è l’evitamento delle situazioni che possono scatenare il panico; spesso il paziente si fa accompagnare da persone di fiducia nei luogo dove rischia di sentirsi male,
oppure rinuncia a fare azioni anche banali che ritiene possano causare malessere, e comunque continua a vivere nel terrore di essere nuovamente sopraffatto dalla paura. Altre volte la persona cerca di controllare i sintomi dell’ attacco di panico, non riusciendoci e aumentando cosi la paura. Siamo di fronte alla cosiddetta “paura della paura“, un pericoloso meccanismo che spesso finisce con il condizionare e compromettere importanti sfere dell’esistenza, come quella lavorativa o ancora quella relazionale.

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