Stalking, cosa fare

Stalking
Stalking a una donna

Stalking, cosa fare? La persona sottoposta a questa tortura si sente braccata e spinta in un angolo senza possibilità di fuga. L’ ansia, la paura, il terrore che il telefono possa suonare, che possa suonare il citofono. Lo stalker è sempre in agguato, sempre pronto a colpire, come nei migliori films dell’ orrore.

Da qualche anno anche il codice penale condanna il reato di stalking(dal termine inglese “to stalk” = fare la posta, braccare la preda). Rivolgersi ai Carabinieri o ad un avvocato e iniziare la procedura legale è una opzione da consisderare seriamente.

La procedura però è lunga e nel frattempo occorre attuare una strategia per ripristinare una vita possibile. Lo stalker infatti attraverso le sue azioni persecutorie, fatte di messaggi, telefonate, appostamenti, pedinamenti, rende impossibile  la vita della vittima.

L’ ideale sarebbe che a chiedere l’ aiuto allo psicoterapeuta sia proprio lo stalker, ma questi è talmente impegnato a perseguire il suo fine che è quello di “conquistare” la vittima che difficilmente accetta il suggerimento dei parenti o della vittima di farsi aiutare.

La vittima in genere si rivolge allo psicoterapeuta intanto per chiedere aiuto per la sofferenza psicologica che lo stato persecutorio le infligge, ma spesso anche perchè, consapevole che qualche proprio atteggiamento possa stimolare se non favorire lo stalker, chiede di essere aiutata ad individuarlo per eliminarlo.

Obiettivo dell’ intervento è in prima analisi l’ evidenziazione e l’ eliminazione di comportamenti che possano alimentare illusioni nello stalker. Lo stalker (dal termine inglese “to stalk” = fare la posta, braccare la preda), ha un obiettivo da raggiungere con il suo “braccare la preda” in modo ossessivo: farla cadere ai suoi voleri.

 

 

 

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