Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività

Disturbo dell’ attenzione

Disturbo da Deficit dell’Attenzione con Iperattività: è una persistente modalità di disattenzione e/o iperattività-impulsività più frequente e grave di quanto si osserva tipicamente
in soggetti ad un livello di sviluppo paragonabile. I sintomi possono causare compromissione in contesti quali quello familiare, lavorativo o scolastico, interferendo con il funzionamento
di queste aree.
I soggetti affetti da tale disturbo hanno difficoltà a svolgere i propri compiti in maniera ordinata, curata e con ponderazione, riuscendo raramente a portarli a termine, e spostando
frequentemente l’attenzione da un’attività a un’altra. Spesso non soddisfano le richieste, o non riescono a seguire una successione di istruzioni, e tendono ad evitare attività che
richiedono una protratta applicazione e sforzo mentale, o capacità organizzative e concentrazione. Si rileva una disposizione a essere distratti da stimoli irrilevanti, interrompendo
l’attività in corso, o il discorso e il pensiero. L’iperattività si manifesta anche attraverso sintomi fisici di agitazione e irrequietezza, nonché con un eloquio eccessivo.
Impulsività, impazienza e difficoltà a contenere le proprie reazioni sono altri sintomi del disturbo, e -come gli altri- si manifestano in ogni contesto e occasione di relazione.

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Psicoastenia

Psicoastenia

E’ la condizione dei bambini che a scuola si dimostrano troppo silenziosi,
sempre obbedienti, che richiedono continuamente aiuto oppure che si chiudono
difensivamente, che parlano troppo poco, non giocano. Pur non ottenendo grandi
risultati cercano comunque di impegnarsi nello svolgimento dei compiti e
accettano l’aiuto di altri.

I bambini con queste manifestazioni hanno spesso alle spalle famiglie
iperprotettive, con genitori che si sostituiscono ai figli facilitandogli ogni
compito, oppure famiglie nelle quali è prevalente il clima di tensione se non
addirittura violento, da cui scaturisce la chiusura difensiva.

 

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Mutismo Elettivo

Mutismo elettivo

E’ un disturbo dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza
caratterizzato da una persistente incapacità di parlare in certi contesti (per
es. a scuola) nonostante la capacità di parlare in altri contesti sia preservata
(per es. a casa con i genitori).

Sebbene il disturbo si instauri prima dei 5 anni di età, esso è riconosciuto in
modo chiaro solo dopo, quando il bambino inizia la scuola materna o la scuola
elementare. Prima della scuola gli adulti che lo circondano non notano di solito
alcun problema significativo nel comportamento relativo al linguaggio, poiché il
bambino parla normalmente in casa, e se ha un atteggiamento riservato in
presenza di adulti esterni alla famiglia, raramente questo comportamento viene
considerato anormale o allarmante, piuttosto lo si considera un segno di
timidezza.

Quando il Mutismo Elettivo viene finalmente riconosciuto, la media dei bambini
che presentano questo disturbo è muta già da due anni. A quel punto il
comportamento non-verbale è diventato un atteggiamento consolidato, molto
difficile da modificare. La maggioranza dei bambini escogita un modo efficace di
comunicare non-verbalmente, per esempio indicando, sorridendo, facendo cenni con
la testa, rimanendo inespressivi e immobili finché qualcuno indovina
correttamente cosa vogliono, etc. L’ambiente che lo circonda comprende la
comunicazione del bambino, pertanto il comportamento non-verbale sostituisce
quello verbale e viene rinforzato dalla reazione positiva dell’ambiente
circostante.


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Fobia scolare

Fobia scolare

La fobia scolare è una monofobia, solitamente connessa ad una particolare
relazione tra genitori e figli.

Le manifestazioni di questi bambini sono molto simili a quanto accade in
presenza di altre tipologie di fobia, si osservano dunque comportamenti
evitanti, tendenza a chiedere ripetutamente aiuto e protezione o, al contrario,
un’immotivata e improvvisa chiusura.

 


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Comportamento Oppositivo Provocatorio

Comportamento oppositivo provocatorio

I bambini con questo tipo di atteggiamento sono soliti rispondere sempre con un
“no”, non fare i compiti, trasgredire le regole, e finiscono con il non riuscire
a stare in classe se non disturbando, attirando continuamente l’attenzione come
“eroi negativi” arrivando perfino a mettere in atto comportamenti distruttivi
nei confronti delgi altri e dei beni materiali.

In genere le famiglie d’origine risultano essere permissive, ovvero giustificano
il figlio sostenendo che a casa si comporta diversamente, e continuano a
premiarlo con regali e concessioni di vario tipo.

Le soluzioni che più spesso le famiglie adottano, nel tentativo di arginare le
difficoltà che tali comportamenti creano, solitamente consistono nel cercare di
persuadere il bambino a comportarsi in modo corretto, oppure nell’intervento
repressivo, ma entrambe le strategie si rivelano chiaramente inutili.

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Bullismo

Bullismo

Il bullismo è il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei
confronti dei loro coetanei, soprattutto in ambito scolastico. A differenza di
quanto si potrebbe pensare, tali comportamenti riguardano sia maschi che
femmine, ma nei due sessi si esprimono in due modi differenti: i maschi mettono
in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e
verbali; le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di
prevaricazione.

Quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l’intera classe tende ad
essere coinvolta nel bullismo tramite meccanismi di consenso, più o meno
consapevole. Questo non solo per timore di diventare nuove vittime dei bulli, o
per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma anche perché è un modo per
esprimere, sia pur in negativo attraverso la designazione della vittima quale
capro espiatorio, la cultura identitaria del gruppo.

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