La Dismorfofobia

La dismorfofobia

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dismorfofobia

 

Dismorfofobia è un termine che viene dal greco dismorphè: visione distorta e phobos: timore, terrore è dunque la fobia per il proprio aspetto dovuta ad un immagine distorta del proprio corpo. Da un punto di vista psicologico con il termine dismorfofobia facciamo riferimento alla fissazione mentale di avere un intollerabile deformità fisica che il più delle volte è correlata a problematiche relazionali e ad una profonda insicurezza.

La dismorfofobia è una vera e propria malattia?

Come già specificato la dismorfofobia, come tutte le fobie ma anche  come gli altri disturbi psicologici non sono malattie ma problemi assolutamente superabili. Come sempre la reiterazione delle soluzioni adottate, prive di effetti benefici, dal paziente e dai suoi familiari va ad aggravare il problema rendendolo invalidante al pari di una malattia.

Penso che tutti nei nostri sogni vorremmo essere Brad Pitt o George Clooney o, per le donne Julia Roberts o Milla Jovovic…ma quando è che avviene il passaggio da invidia a patologia?

Potremmo immaginare l’invidia all’inizio di un continuum che passa per la dismorfofobia e termina con l’emulazione estetica attraverso interventi chirurgici…Siamo tutti più o meno invidiosi dei personaggi noti che sfoggiano fisici perfetti o più in generale una bellezza che si sposa perfettamente con i canoni estetici imposti dalla società.

Altra cosa è fissarsi su quelle parti del nostro corpo che si discostano da questi modelli e iniziare a disprezzarli al punto da costruire l’idea patogena di essere deformi.

Chi soffre di dismorfofobia ha sintomi solo a livello psicologico o anche fisico?

Bè questo è uno di quei disturbi che si esprime frequentemente attraverso l’attacco di panico, quindi la sintomatologia (che è quella che già conosciamo vale a dire tachicardia, sudorazione, blocco del respiro..ecc) si manifesta a livello fisico e coinvolge fino a prendere il sopravvento sull’ aspetto mentale.

Quali sono i sintomi della dismorfobia?

Quando un difetto fisico, a volte presunto, diventa un ossessione, un pensiero costante che richiede pressantemente una soluzione. Magari si ricorre alla chirurgia estetica, per poi fissarsi su un altro difetto e tornare a star male… E’ il caso delle molte persone che correggono un naso pronunciato per poi intervenire sul seno per poi passare ad una liposuzione in cerca della perfezione che non raggiungeranno mai.

In altri termini quando si vive nel costante bisogno di placare la reazione di panico scatenata dal difetto fisico.

Queste persone non si rendono conto dell’irrazionalità di certe loro reazioni emotive?

Diciamo che nella maggior parte dei casi la gravità del difetto fisico è davvero inconsistente! La loro visione distorta della realtà giustifica in un certo qual modo questo accanimento nei confronti della deformità e l’idea che intervenendo possano magicamente risolvere i problemi.

Quali sono le conseguenze della dismorfofobia nella vita sociale e sessuale?

Come accennavamo all’inizio, dietro questo disturbo vi è senz’altro una problematica di tipo relazionale ed una profonda insicurezza.
Le conseguenze nella vita sociale sono senz’altro quelle riferibile alla fobia sociale in generale quindi ci si sente inadeguati e si ha la sensazione di continuamente osservati e non accettati; si tende ad isolarsi per evitare di essere esposti al giudizio altrui.

Lo stesso dicasi per la vita sessuale: l’idea di fondo è più o meno quella del pensare che se sono deforme non piaccio, non sono amabile, desiderabile…direi che il sesso venga vissuto come un esame che si deve tenere sapendo di non essere preparati!

Mi sembra che il passo per sviluppare comportamenti ossessivi dannosi per la propria salute come anoressia, bulimia nervosa sia breve….

Diventa possibile in quei casi in cui la “deformità” sia riconducibile a del grasso in eccesso e quindi il desiderio di perdere peso ad ogni costo potrebbe portare a disturbi alimentari di questo tipo. Diciamo che quando non era possibile fare ricorso alla chirurgia estetica come oggi si riscontravano più frequentemente problematiche di questo tipo. Oggi viviamo nell’illusione di poter cambiare tutto ciò che non ci piace attraverso il bisturi.

 

Possono esserci comportamenti automutilitanti (mediante lamette, aghi, forbici ecc..) e propensione al suicidio nei dismorfofobici?

In linea teorica si ma parliamo di casi davvero estremi ripeto oggi la chirurgia estetica offre la possibilità di cambiare quindi è più facile trovarsi difronte alla persona che fa di tutto per farsi operare.

 

Essendo un disturbo che si osserva principalmente negli adolescenti, come la famiglia può essere d’aiuto?

La famiglia è fondamentale: deve valutare l’oggettività del difetto fisico e decidere per l’intervento solo se necessario. È molto importante che un professionista valuti cosa c’è dietro questo disagio per capire se effettivamente risolvendo il difetto in questione la persona possa riacquisire autostima o se vi è un problema dismorfofobico dietro sul quale intervenire.

 

Come la psicoterapia può venire in aiuto nella dismorfofobia? Come guarire?

Generalmente il paziente dismorfofobico è convinto di non avere bisogno della psicoterapia riconducendo il suo disagio mentale ad un problema estetico. Infatti chi si rivolge allo psicologo ha già eseguito uno o più interventi chirurgici che non lo hanno aiutato a tenere a bada le fissazioni mentali.

La psicoterapia ha come obiettivo quello di modificare la percezione patologica di se attraverso l’attuazione di protocolli che come sempre vanno ad interrompere le tentate soluzioni adottate fino a quel momento.

Intervista alla dott.ssa de Marchi Vice-presidente IRP

 

La paura di ammalarsi, ipocondria

La paura di ammalarsi, ipocondria

“Vivo nel terrore di ammalarmi di ipocondria.”
PAOLO BURINI

la cura del' ipocondria che causa malattie
Ipocondriaco saturo di farmaci che non prende

La paura di ammalarsi, ipocondria,  è una fobia specifica o monofobia, quella appunto di essersi presa una malattia per lo più contagiosa e mortale.

La varietà delle malattie temute varia da paziente a paziente e nello stesso paziente cambia nel tempo.

Si tratta di un  disturbo d’ ansia, come anche inquadrato nel DSM ( manuale di riferimento per la diagnosi in psichiatria).

La paura di essersi ammalati, porta il paziente a ricorrere al consulto dallo specialista medico, che lo tranquillizzerà sulla sua salute.

Questa tranquillità però avrà breve durata: Il pensiero ossessivo che è  alla base del problema, indurrà pensieri di dubbio:

  • Dubbio ipocondriaco che le analisi prescritte e che davano esito negativo possano essere state sbagliate dal laboratorio d’ analisi.
  • Dubbio che le analisi fossero giuste, ma che la contrazione della malattia sia avvenuta in un momento successivo al prelievo o alla tac, ecc..
  • Dubbio che il medico si sia sbagliato o che la patologia sia sopravvenuta dopo la visita effettuata dallo specialista.

Sostanzialmente l’ ipocondriaco si fida solo di se stesso, per cui passa la maggior parte del suo tempo ad auscultarsi, a sentire il minimo sintomo, dolore o disturbo che siano segno di patologia, spinto dalla paura di essersi preso delle malattie.

Il medico servirà solo a confermare la diagnosi, sperando ovviamente che ciò non accada. In questo caso però non è il paziente ad essersi sbagliato, ma il medico ed ecco il bisogno di sottoporsi ad una nuova autovisita e successivamente ad una nuova visita specialistica.

Si instaura così, passaggio dopo passaggio, il concetto che la malattia c’è e che la diagnosi  va ricercata.

Scopo della terapia è interrompere questo circolo vizioso paura-visita-tranquillità-dubbio-paura-ecc. che costituisce la struttura portante e formante del problema.
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Paura di volare

Paura di volare

paura di volare
Interno di un aereo

Trattasi di una monofobia. La persona ha una normale vita di relazione, salvo se è costretto a prendere l’aereo.

Considerato che molte persone non hanno questa esigenza, probabilmente la diffusione reale di questo problema è maggiore di quanto appare dalle statistiche.
Si tratta di una paura che può avere diverse motivazioni:

-Morire per la caduta dell’ aereo

-Paura di attentati

-Paura dell’ altezza (acrofobia)

-Paura di essere chiusi in uno spazio dal quale non si può uscire (claustrofobia)

Naturalmente la consapevolezza che si tratta di una forma di trasporto tra le più sicure non serve a contenere il problema che
riguarda la sfera emozionale sulla quale poco può fare il ragionamento, se non peggiorare la situazione.

A proposito della paura degli attentati si racconta di un signore che temendo che l’aereo che deve prendere per motivi di lavoro la settimana successiva
possa subire un attentato ed esplodere in volo, chiama la compagnia aerea e si informa circa le probabilità che a bordo del volo in questione possa esserci una bomba.

Dopo una prima incredulità, l’addetto della compagnia si informa presso gli esperti e comunica che questa probabilità è pari a una su 1 milione.

Il nostro amico ringrazia e pone una seconda domanda: “quante probabilità che ci siano due bombe a bordo?”.

La risposta degli esperti non tarda venire: una su 10 milioni.

Soddisfatto, a questo punto prenota il volo.

Lo arrestano all’aeroporto, il giorno della partenza, perché ha con sé una bomba. Inutili risultano le sue spiegazioni razionalmente ineccepibili che il suo
era un modo matematicamente studiato per ridurre in maniera consistente la possibilità che l’aereo esplodesse.

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Paura di perdere il controllo

Paura di perdere il controllo

paura di perdere il controllo
paura di perdere il controllo

La paura di perdere il controllo spesso conduce a attacchi di panico, è caratterizzata dal timore di perdere il controllo delle proprie reazioni.

Si tratta di paure immotivate che possono affacciarsi alla mente di ognuno di noi. Ciò che le rende vere e proprie patologie è il tentativo di risoluzione adottato.

I colleghi cognitivisti insegnano a differenziare tra ciò che possibile e ciò che probabile, trascurando ciò che appartiene alla prima categoria per prestare attenzione
alle evenienze probabili. Chi soffre di questa patologia confonde questi due livelli.

Ecco allora che può temere di perdere il controllo e ad esempio:

-arrossire

-emettere peti in pubblico

-farsela addosso

-essere colto da un raptus di follia ed uccidere un figlio o un parente

-baciare una persona, specie se dello stesso sesso

-buttarsi dalla finestra

Ritenendo queste evenienze probabili il paziente è attua una forma esasperata di controllo sulle proprie azioni che rendono estremamente tese le situazioni di pericolo.

Questa tensione paradossalmente diventa la conferma della realtà del rischio.

L’ Effetto di tutto ciò è che il soggetto tende a somatizzare ciò che teme, per cui la persona che teme di arrossire arrossirà, chi teme di farsela addosso cercherà di
evaquare preventivamente anche ina assenza di stimoli, producendosi una irritazione intestinale con consegenti false sensazioni di bisogno di evaquare, ecc.

Ecco cosi innescato un circolo vizioso che induce ad un aumento dell’attenzione al problema.

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Ossessioni e Compulsioni

Ossessioni e compulsioni

Le ossessioni sono idee sentite come disturbanti e intrusive,
pensieri, immagini o impulsi che si presentano ripetutamente e che sono al di
fuori del controllo di chi li sperimenta. Solitamente sono accompagnate da
emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di
non aver fatto le cose nel “modo giusto”, e gli innumerevoli sforzi per
contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.

Le compulsioni, invece, sono comportamenti (lavarsi le mani,
riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule
mentalmente) ripetuti e messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia
provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni. In quanto tali
assumono spesso carattere di rituale e vengono attuate, a scopo preventivo,
anche in assenza di ossessioni.

La relazione tra ossessioni e compulsioni può essere definita sulla base della
loro relazione funzionale con l’ansia e con la necessità di controllarla.
Infatti, mentre le ossessioni producono stati di ansia o di stress, le
compulsioni sono azioni eseguite nel tentativo di attenuare tali stati.

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Fobie

“Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e là fuori non c’ era più nessuno.”
(Goethe)

Sono state classificate svariate forme di fobia. Qui di seguito solo le più frequenti

PAURA DEGLI ANIMALI (Zoofobia)

Il sentimento di paura persistente e ingiustificata degli animali è molto diffuso. Questa fobia può manifestarsi in due diverse forme: il timore indifferenziato per ogni tipo di animale, oppure la fobia specifica per un preciso animale.

Esempi di zoofobie specifiche potrebbero essere entomofobie (paura degli insetti) quali l’apifobia (paura delle api), l’aracnofobia (paura dei ragni) o la mirmecofobia (paura delle formiche); oppure, ancora, esiste la paura verso animali inoffensivi, come le galline (alektorofobia), i pesci (ictiofobia) e le talpe (zemifobia), e la paura di animali più aggressivi, come i tori (taurofobia) o gli squali (selacofobia) o anche i rettili (herpetofobia). Tuttavia la zoofobia non deve confondersi con una paura ragionevole, e in determinati momenti giustificata, degli animali effettivamente pericolosi o minacciosi il cui incontro di norma è raro nella vita quotidiana.

La zoofobia, come qualsiasi disordine di questo tipo, può causare diversi sintomi propri dell’ansietà , quali la tachicardia, la sudorazione dei palmi, secchezza orale, tremori, e può arrivare persino a sfociare in attacchi di panico.
PAURA DEL RIFIUTO SOCIALE

La paura del rifiuto sociale deriva dalla timore del giudizio degli altri che si pre-suppone negativo.

Alla base di questa patologia c’ è una forma di scarsa autostima che viene confermata dalla soluzione messa in atto da chi ne soffre: l’evitamento delle situazioni di esposizione. Nei casi più gravi di fobia sociale il paziente può avere anche degli attacchi di panico se esposto alle situazioni temute.

L’evitamento delle situazioni produce un progressivo isolamento con, nei casi più gravi, relazioni limitate alla famiglia di origine.

Tipicamente il paziente non può sfuggire alle situazioni di contatto con gli estranei, che vive però con una forte sensazione di pericolo. L’ atteggiamento di diffidenza nei confronti degli altri produce delle reazioni nei suoi confronti che confermano agli occhi del paziente la validità della sua convinzione disfunzionale di non essere gradevole.
PAURA DELL’ALTEZZA

Possiamo distinguere tra due forme: paura di cadere nel vuoto e paura di perdere il controllo e gettarsi nel vuoto.

Evidentemente la prima rappresenta una forma meno limitante data la possibilià di evitare situazioni di pericolo, ad esempio evitando cornicioni, balconi, ponti, e così via.

La seconda risulta invece più invalidante perché il pericolo allucinato può essere teoricamente cercato dalla persona e questo lo condiziona costringendolo ad essere accompagnato da un angelo custode che gli impedisca il malsano gesto. In questo caso assistiamo a una forma di tentata soluzione disfunzionale messa in atto non solo dal paziente, ma anche dai suoi congiunti che con la loro protezione, reificano l’ esistenza del pericolo.
PAURA DELLE MALATTIE (Ipocondria)

L’ipocondria si manifesta attraverso la preoccupazione legata alla convinzione oppure alla paura di avere una grave malattia, accompagnata da un’erronea interpretazione di normali sensazioni che vengono dal corpo.

Tale preoccupazione persiste nonostante le rassicurazioni mediche e spinge il soggetto ad effettuare frequentemente una serie di riti, come per esempio lavarsi le mani o altro, necessari come mezzi strategici difensivi per proteggersi dalle insidie provenienti dall’ambiente che lo circonda, consentendogli in questo modo di attenuare il disagio provato.

A lungo andare ad un significativo disagio clinico è possibile che si associ la compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, dovuta ad un rapporto distorto con l’ambiente percepito come minaccioso, o ancora a relazioni con le persone intorno segnate da continue analisi dello stato di salute.
PAURA DI PERDERE IL CONTROLLO

Questa patologia, che spesso conduce a veri e propri attacchi di panico, è¨ caratterizzata dal timore di perdere il controllo delle proprie reazioni e ad esempio:

– arrossire

– emettere peti in pubblico

– farsela addosso

– essere colto da un raptus di follia ed uccidere un figlio o un parente

– baciare una persona, specie se dello stesso sesso

– buttarsi dalla finestra

Si tratta di paure immotivate che possono affacciarsi alla mente di ognuno di noi. Ciò che le rende vere e proprie patologie è il tentativo di risoluzione adottato in quanto, ritenendo queste evenienze probabili, il paziente attua una forma esasperata di controllo sulle proprie azioni, arrivando a sentirsi estremamente teso se esposto alle condizioni temute, e questa tensione paradossalmente diventa la conferma della realtà del rischio.

L’effetto di tutto ciò è che il soggetto tende a somatizzare ciò che teme, per cui la persona che teme di arrossire arrossirà , chi teme di farsela addosso cercherà di evaquare preventivamente anche ina assenza di stimoli, producendosi una irritazione intestinale con consegenti false sensazioni di bisogno di evaquare, e così via.

Ecco quindi innescato un circolo vizioso che induce ad un aumento dell’attenzione al problema.
PAURA DI PERDERE PERSONE CARE

Questo tipo di problema coinvolge un’altra persona oltre il soggetto. Tale persona potrebbe essere il partner potenzialmente in procinto di abbandonare la relazione, piuttosto che un congiunto che sta incubando una grave malattia o che potrebbe avere un incidente mortale, piuttosto che un figlio.

In questo problema, come in altri, sono le soluzioni tentate per risolvere la paura che producono effetti paradossali. Succede, infatti, che i timori relaitivi alla persona che si starebbe per perdere portino a comportamenti morbosi ed asfissianti, con risultati chiaramente paradossali.

Conseguenza tipica potrebbe essere, ad esempio, il fallimento della relazione con il partner che, sentendosi oppresso, inizia ad allontanarsi creando così le premesse per la concreta rottura della relazione. Oppure è possibile osservare sintomi fobici in bambini iperprotetti da questo tipo di genitori, che trasmettono loro il messaggio non verbale “lontano da noi c’ è il pericolo”.
PAURA DI VOLARE

La persona che soffre di questa particolare fobia, solitamente conduce una normale esistenza e nella maggior parte dei casi non lamenta altri tipi di ansie. I problemi sorgono soltanto se è costretto a prendere l’aereo. Considerato che molte persone non hanno questa esigenza, probabilmente la diffusione reale di questo problema è maggiore di quanto appare dalle statistiche

Si tratta di una paura che può avere diverse motivazioni:

– Morire per la caduta dell’ aereo

– Paura di attentati

– Paura dell’ altezza (acrofobia)

– Paura di essere chiusi in uno spazio dal quale non si può uscire (claustrofobia)

Naturalmente la consapevolezza che l’aereo è¨ una forma di trasporto tra le più sicure non serve a contenere il problema che riguarda la sfera emozionale sulla quale poco può fare il ragionamento, se non peggiorare la situazione.


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Il Disturbo da Attacchi di Panico

Il disturbo da attacchi di panico

Attacchi di panico
Attacchi di Panico

 

L’attacco di panico è un disturbo di natura psicologica che si manifesta di fronte ad una situazione temuta.
La paura in questi casi è talmente intensa da evolvere verso il vero e proprio terrore.
La reazione psicofisica di fronte a queste situazioni è accompagnate da quattro o più dei seguenti sintomi:

 

• palpitazioni, cardiopalma o tachicardia;

• sudorazione;

• tremori fini o a grandi scosse;

• dispnea o sensazione di soffocamento;

• sensazione di asfissia;

• dolore o fastidio al petto;

• nausea o disturbi addominali;

• sensazioni di sbandamento, instabilità, testa leggera, svenimento;

• de-realizzazione (sensazione di irrealtà) o de-personalizzazione (distacco da
se stessi);

• paura di perdere il controllo o di impazzire;

• paura di morire;

• parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio);

• brividi o vampate di calore.

La maggior parte dei sintomi sono di natura somatica, tanto che dei tredici indicatori evidenziati dal DSM-IV ( manuale diagnostico al quale fa riferimento la psichiatria), dieci sono di tale natura, e solo tre si riferiscono ad aspetti psicologici. La caratteristica essenziale del disturbo di cui ci si occupa è la presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno un mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico.

Come funziona

Chi si è trovato a sperimentare un attacco di panico riferisce di aver provato una devastante sensazione di morire o di impazzire. E se il primo episodio si è verificato all’improvviso e in modo inaspettato, subito dopo subentra il terrore che possa ricapitare e la persona evita di trovarsi nel luogo dove è avvenuto l’attacco. Ciò intrappola la mente in un circolo vizioso limitando enormemente il campo d’azione dell’individuo che, per “paura della paura”, rinuncia sempre più a molte situazioni sociali. In poco tempo dunque si instaura un vero e proprio disturbo che può avere conseguenze importanti, come la depressione.

Ma la sintomatologia del panico si struttura proprio attraverso le tentate soluzioni che la persona mette in atto nel tentativo di sfuggire alla paura, ed alle reazioni emotive e somatiche che ne conseguono. La prima tentata soluzione disfunzionale che solitamente la persona mette in atto è il tentativo di controllare le proprie sensazioni. Poiché il corpo ha bisogno di quelle sensazioni per potersi sfogare e liberare, il tentativo della mente di inibire econtrollare le allarmanti reazioni psicofisiche porta la persona a perdere il controllo, e, senza rendersene conto, proprio perché cerca di controllarle le incrementa. Ciò lo fa spaventare ulteriormente e lo spinge a cercare di aumentare sempre più il controllo fino a generare quel circolo vizioso che porta all’attacco di panico, ovvero al “tentativo di controllo che fa perdere il controllo”. Rapidamente si instaura la paura di trovarsi nei luoghi dove ogni singolo attacco si è verificato e diventa così sempre più difficile uscire da soli e fare qualunque cosa autonomamente senza un aiuto.

Ma sarà proprio l’ evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene insieme alla controproducente richiesta d’aiuto, ossia la tendenza ad essere sempre accompagnati e confortati da qualcuno che si presti ad intervenire in caso di crisi di panico e perdita di controllo, che, in poco tempo, porterà la persona a diventare schiava del suo disturbo. Infatti, evitare le situazioni temute, se lì per lì fa sentire salvi, poi ne conferma la pericolosità, così come la propria incapacità di affrontarle costringendo spesso i familiari a farsi carico delle esigenze personali del paziente. Queste strategie purtroppo hanno “l’effetto iniziale di rassicurazione ma poi conducono all’aggravamento della paura e dei suoi effetti limitanti e sintomatici, poiché proprio il fatto di evitare e di avere bisogno di qualcuno accanto pronto a intervenire in aiuto, conferma al soggetto bisognoso la sua incapacità di fronteggiare le situazioni e
gestire le proprie reazioni” (Nardone G., Oltre i limiti della paura, p. 21).
Questo processo tende a generalizzarsi, funzionando come una vera e propria “profezia che si autodetermina”, fino a divenire un’assoluta necessità che conduce la persona a sviluppare forme gravi di disturbo fobico.

A questo punto che fare? Come uscire dal vortice di paura nel quale ci siamo ingabbiati?

Nel corso degli ultimi vent’anni la Terapia Breve Strategica ha messo a punto degli specifici protocolli di intervento per curare questo disturbo, che hanno mostrato livelli di efficacia (risultati ottenuti) e di efficienza (tempo impiegato) sorprendenti. Oltre il 90% dei casi di Attacchi di Panico trattati con la Terapia Breve Strategica, ottengono una remissione completa dei sintomi in tempi brevi (una media di sette sedute).

In definitiva, aiutando il paziente a interrompere le tentate soluzioni disfunzionali e rompendo così il circolo vizioso di percezioni e reazioni patogene, gli si regala una nuova vita in cui agire e cimentarsi mettendo a frutto le proprie risorse personali in cui la paura non fa più paura, bensì diviene coraggio di vivere.

Come ha scritto Angelo D’Arrigo, un noto atleta di sport estremo: “Spingendo quotidianamente un po’ più in là i nostri limiti riusciamo, poco alla volta, a superare le paure che vietano o limitano il pieno possesso della nostra esistenza”.

Bibliografia

Cagnoni F. Il trattamento strategico evoluto del disturbo da attacchi di panico, Rivista Europea di Terapia Breve Strategica e Sistemica N. 1, Arezzo, 2004.

Nardone G., Watzlawick P. (1997), Terapia Breve Strategica, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Nardone G. (1993), Paura, panico, fobie, Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G. (1999), Psicosoluzioni, BUR, Milano.

Nardone G. (2000), Oltre i limiti della paura BUR, Milano.

Nardone G. (2003), Non c’è notte che non veda il giorno, Ponte alle Grazie.

Gabbard, G. (2007), Psichiatria Psicodinamica. Quarta Edizione. Raffaello Cortina Milano.

Attacchi di panico

Attacchi di panico

attacco di panico

 

L’attacco di panico

si manifesta come paura immotivata e incontrollabile di morire o di perdere il controllo ed impazzire. A queste sensazioni si accompagnano sintomi quali dispnea, palpitazioni, dolore o fastidio al petto, sensazione di asfissia o di soffocamento.

Il primo episodio di attacco di panico insorge improvvisamente ed inaspettatamente. In genere la persona ha il primo attacco di panico in situazioni di stress prolungato al lavoro o in famiglia. Frequente è l’ insorgenza del primo attacco di panico dopo la morte di un familiare.

Dopo l’ insorgenza del primo episodio di panico, la persona può temere che questo si ripresenti in situazioni analoghea quelle nelle quali si è presentato la prima volta. Questa “sensibilizzazione” lo può portare ad anticipare mentalmente ed emotivamente le sensazioni terribili che ha vissuto nell’ esperienza precedente,
predisponendolo ad avere di nuovo un attacco di panico in situazioni simili.

In questo caso parliamo di “disturbo da attacchi di panico”.

Qundi esiste una differenza tra attacco e attacchi di panico.

Le manifestazioni fisiche che si accompagnano all’ attacco di panico, quali la sudorazione e la tachicardia, possono far temere alla persona di avere un infarto e morire.

La confusione mentale, il tremore e la sensazione di de-personalizzazione e la sensazione di irrealtà possono fargli temere di perdere il conrollo e impazzire.

La persona che soffre di attacchi di panico è nella maggioranza dei casi consapevole, quando è lontana dall’ attacco, che si tratta di un timore infondato. Tuttavia quando l’ attacco di panico si presenta la paura prende il sopravvento e la consapevolezza che si tratti di un fatto solo emotivo sparisce lasciando il posto al terrore.

L’esperienza sconcertante degli attacchi di panico porta chi ne è vittima a mettere in atto una serie di comportamenti che lo proteggono dalla possibilità che l’evento si ripeta.
Il più frequente è l’evitamento delle situazioni che possono scatenare il panico; spesso il paziente si fa accompagnare da persone di fiducia nei luogo dove rischia di sentirsi male,
oppure rinuncia a fare azioni anche banali che ritiene possano causare malessere, e comunque continua a vivere nel terrore di essere nuovamente sopraffatto dalla paura. Altre volte la persona cerca di controllare i sintomi dell’ attacco di panico, non riusciendoci e aumentando cosi la paura. Siamo di fronte alla cosiddetta “paura della paura“, un pericoloso meccanismo che spesso finisce con il condizionare e compromettere importanti sfere dell’esistenza, come quella lavorativa o ancora quella relazionale.

Ansia

Ansia

E’ un disturbo molto diffuso, caratterizzato dalla presenza di agitazione e
preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte del tempo, nei
riguardi di una quantità di eventi o attività.

Chi ne soffre appare teso, irritabile, apprensivo, timoroso, pessimista, e trova
difficile controllare la preoccupazione e impedire che i pensieri interferiscano
con l’attenzione ai compiti che sta svolgendo.

Tale preoccupazione è di solito manifestata per circostanze quotidiane, solite,
come responsabilità lavorative, problemi economici, salute dei familiari,
disgrazie per i propri figli, o anche piccole cose, e comporta una conseguente
compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Può manifestarsi anche con sintomi fisici.

Il profilo psicologico della persona ansiosa è caratterizzato dal tentativo
disfunzionale di controllo. In questo senso l’ ansioso è un ossessivo che si
pre-occupa in maniera compulsiva di eventi che potrebbero accadere.

Quando l’ansia si specializza pre-occupandosi prevalentemente di un settore
specifico possiamo avere:

– Attacchi di panico

– Ansia sociale

– Disturbi sessuali quali impotenza, eiaculazione precoce, anorgasmia, coito
doloroso

– Problemi di relazione