Problemi nei contesti educativi

Problemi nei contesti educativi

 

E’ frequente che nei contesti educativi ragazzi che presentano comportamenti
disturbati e disturbanti, dopo una serie di tentativi di risoluzione del caso
messa in atto dal corpo insegnante, questi ultimi, esasperati, si rivolgano ai
genitori del ragazzo che presenta il comportamento anomalo chiedendo loro la
soluzione del problema, magari suggerendo di rivolgersi ad uno specialista.Il
rischio di accettare questa visione delle cose è quello di creare
un’etichettamento del comportamento del ragazzo come comportamento di un malato,
creando una profezia che si autodetermina;tutto ciò che ragazzo farà sarà a
letto come dovuto al fatto che questi è portatore di una qualche forma di
malattia e delegando al terapeuta il compito di “curarlo” È vero che in qualche
caso, il sapere che ragazzo è in “cura” produce delle aspettative positive del
corpo insegnante che possono verificarsi per il semplice fatto di aspettarle.Più
spesso però è la profezia negativa quella che si autodetermina. In questi casi è
bene che il terapeuta prenda contatto con gli insegnanti in modo da valutare
insieme a loro come il problema si manifesta, quali soluzioni sono state
tentate, gli effetti prodotti, eventuali altri personaggi coinvolti, al fine di
mettere in atto una serie di comportamenti da parte del corpo insegnante ed
eventualmente degli altri studenti, che sia in grado di produrre nell’arco di
qualche giorno una normalizzazione della situazione, liberando il ragazzo
dall’etichetta di malato, cattivo, diverso. L’esperienza del terapeuta suggerirà
ai genitori come porre agli insegnanti la necessità del contatto con il
terapeuta in modo non offendere la loro dignità e quindi evitare di creare
resistenze all’intervento.

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