Domande frequenti (FAQ)

Domande frequenti

Quanto dura la terapia strategica?

Raramente la terapia strategica dura più di 20 sedute. In genere si ha risoluzione del sintomo entro le prime quattro sedute, e si utilizzano quelle successive per seguire il paziente nella ristrutturazione degli ambiti danneggiati dal disturbo.
Solo in una esigua percentuale di casi (vedi “risultati”) l’approccio si rivela inefficace, e comunque il terapeuta verifica la validità dell’approccio entro le prime 10 sedute, e nel caso di mancato sblocco del sintomo interrompe il trattamento ed invia il paziente ad un altro collega.

Quanto dura una seduta?

La durata di una seduta dipende dal caso specifico, dalla fase del trattamento, dalle esigenze del paziente. In genere i tempi variano da poche decine di minuti ad un massimo di un’ora, a seconda delle situazioni che si presentano e a seconda della valutazione del terapeuta, il quale tiene sempre conto degli obiettivi dell’incontro e del raggiungimento degli stessi.

Su quali tipi di problemi interviene?

La terapia strategica è indicata per ogni tipo i problema o difficoltà, con particolare successo nei casi elencati alla sezione “problemi trattati”.

La terapia strategica intervenendo sul sintomo ma non rimuovendo la causa, ha forse un’azione soltanto temporanea?

In psicologia non è corretto usare i modelli di spiegazione e di intervento caratteristici della medicina. In medicina è possibile intervenire sulla causa scatenante un sintomo, in quanto è presente nel momento in cui il medico interviene. In psicologia, inevce, la causa scatenante, vera o presunta che sia, appartiene al passato, ed è qualcosa sulla quale non è più possibile intervenire. Gli “effetti” prodotti sono invece attuali e si presentano come sintomo. Detto in altro modo, il trauma non c’è più, ma rimane il suo effetto, il sintomo. Il sintomo, una volta eliminato, diviene anch’esso riferito al passato, e in questo senso la terapia strategica va considerata una terapia causale: eliminando il problema rimuove la causa del disagio psicologico.
Da un punto di vista pragmatico, l’argomento più convincente è l’analisi degli oltre 3000 casi trattati negli anni dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo e dai Centri affiliati presenti in tutta Italia: non risultano casi di ricadute o di “spostamento del sintomo” dopo controlli effettuati a distanza di due anni dalla fine del trattamento.

Le insegnanti di mio figlio mi segnalano che a scuola ha comportamenti disturbati e disturbanti. Cosa fare?

La psicoterapia breve strategica si è rivelata efficace anche nella cura dei disturbi manifestati dai ragazzi in contesti diversi da quello familiare, quali ad esempio il contesto scolastico.
E’ possibile intervenire su tali comportamenti anche solo attraverso la terapia con i genitori, preferibilmente con la collaborazione degli insegnanti che sempre più spesso, dopo una serie di tentativi falliti, rinunciano ad occuparsi del caso e delegano alle famiglie la soluzione.

Mio figlio di cinque anni ha un problema psicologico. Non è troppo piccolo per iniziare la psicoterapia?

Portare un bambino pre-adolescente in psicoterapia può costituire più un problema che una soluzione. Il rischio è che si senta etichettato come malato, diverso, cattivo e che queste etichettature possono produrre “profezie che si autodeterminano”, facendo interpretare qualsiasi comportamento come dovuto alla “malattia”, e con ciò confermando la diagnosi.
Si preferisce, invece, intervenire sul modo di trattare il bambino da parte dei genitori, cambiando le soluzioni tentate per risolvere il problema con soluzioni efficaci. Ai genitori verranno quindi indicati dei comportamenti concreti da mettere in atto nei confronti del figlio, e saranno questi a produrre l’effetto desiderato, senza coinvolgere il bambino in una esperienza inutile.

Ho il sospetto che mia figlia abbia un problema psicologico, una difficoltà, ma lei nega e si arrabbia se glielo facciamo notare. Come portarla in terapia?

E’ molto frequente che ragazzi con disturbi di tipo psicologico rifiutino qualsiasi tipo di aiuto, tanto dai genitori quanto da un terapeuta. In queste situazioni è bene che siano innanzitutto i familiari a recarsi da uno specialista, così da stabilire quali argomentazioni da parte dei genitori possano indurre il figlio ad iniziare una terapia, o in alternativa stabilire una serie di comportamenti nuovi da mettere in atto che producano cambiamenti nel suo atteggiamento rispetto al problema, fino ad abbandonarlo.

Sono in cura da uno psichiatra e sto prendendo psicofarmaci. Posso contemporaneamente fare terapia strategica?

La terapia breve strategica, in quanto psicoterapia non presume l’ausilio di farmaci, anzi prevede in questi casi l’abbandono degli stessi da parte del paziente nella fase terminale dell’intervento. Nella sua fase iniziale la terapia farmacologica non sarà toccata in modo da essere certi che qualsiasi variazione della situazione del paziente sia da imputare all’effetto delle manovre psicologiche e non a variazioni nella sua biochimica. Successivamente quando il problema sarà sbloccato e si avvierà alla soluzione, con la collaborazione dello psichiatra presso il quale il paziente è in cura, si procederà alla riduzione graduale dei farmaci fino al loro distacco totale.

Da qualche tempo vado malvolentieri a lavorare perché ho un problema con una collega, la terapia può aiutarmi?

Molte situazioni di difficoltà e di disagio non sono riconducibili a disturbi psicologici generalizzati e limitanti, quanto piuttosto a difficoltà momentanee che comunque provocano sofferenza. Spesso proprio i problemi di relazione, con i colleghi di lavoro ma non solo, rappresentano isolati casi di comportamenti disfunzionali, facilmente risolvibili.
Tali condizioni non richiedono un vero e proprio percorso di psicoterapia ma un intervento mirato, rapido ed efficace.

Sento un certo disagio, ma non riesco a individuare un problema specifico. La terapia breve strategica può essere utile anche nel mio caso?

Per attuare una strategia è necessario che sia chiaro l’obiettivo da raggiungere. Compito del terapeuta è in questo caso quello di aiutare la persona a definire in termini operativi, e quindi a chiarire, la propria situazione. Ciò renderà possibile l’individuazione di uno o più obiettivi sui quali lavorare.

Vorrei iniziare una psicoterapia, ma ho paura della dipendenza dallo psicologo. Può succedere con questo approccio psicoterapico?

Considerate le poche sedute necessarie per risolvere la maggior parte dei problemi, con l’approccio strategico la dipendenza del paziente dal terapeuta è una questione che non si pone. Peraltro, al fine di evitare qualsiasi forma di consuetudine, dopo le prime sedute con cadenza settimanale o quindicinale, e in concomitanza con i primi effetti della terapia, la frequenza viene diradata ad un incontro ogni 3 settimane, e successivamente una volta al mese. E’ evidente che non si può instaurare alcuna forma di dipendenza nei confronti di una persona che si vede ogni 30 giorni.

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