Evita la dipendenza dallo Psicoterapeuta

 

Evitare la dipendenza dall psicoterapeuta

Dipendenza dallo psicoterapeuta
Dipendenza dallo psicoterapeuta

Evitare la dipendenza dallo psicoterapeuta è un dovere di qualsiasi intervento deontologicamente corretto. Si tratta di un problema di importanza non secondaria, soprattutto con pazienti con un bisogno di una figura carismatica di riferimento alla quale appoggiarsi per condividere responsabilità e rischi. O per dirla con le parole di Sonia Neale : “I clienti emotivamente-promiscui rapidamente cadono in dipendenza con i loro terapeuti ei problemi si verificano quando la dipendenza, invece del problema originale, diventa il problema principale.” “Evita la dipendenza dallo psicoterapeuta” dovrebbe essere la prima cosa da ricercare in una psicoterapia. Primum non nŏcēre è il primo dovere di chi opera nel settore della salute, sia essa fisica che psichica.

Considerate le poche sedute necessarie per risolvere la maggior parte dei
problemi con l’approcio strategico, il problema della dipendenza non si pone.
Peraltro, al fine di evitare qualsiasi forma di consuetudine con il
terapeuta, dopo le prime sedute con cadenza settimanale o quindicinale, in
concomitanza con i primi effetti della terapia, la frequenza viene diradata ad
un incontro ogni 3 settimane, e successivamente una volta al mese.
E’ evidente che non si può instaurare alcuna forma di dipendenza nei
confronti di una persona che si vede ogni 30 giorni.
torna a Terapia Breve Strategica

Risultati raggiunti

Risultati raggiunti con la Terapia Breve Strategica

L’influenza negli ultimi 30 anni dell’approccio teorico metodologico della
terapia breve strategica e la sua efficacia sulla cultura psicoterapeutica
internazionale sono provate dal risultato riportato dalla “American
Psychological Association” che nel 1999, attraverso una ricerca empirica sullo
stato dell’arte della psicoterapia e dei suoi effetti, dimostra che il 50% dei
pazienti usualmente trattati ottiene effetti positivi in un arco di tempo da 5 a
10 sedute, da un 20% a un 30% dei casi richiede una terapia che dura in media da
10 a 25 sedute, solo il rimanente 20% o 30% dei pazienti necessita di un
trattamento che superi le 25 sedute (Mark A. Hubble, Barry L. Duncan, Scott D.
Miller, “The Heart and Soul of Change”, American Psychological Association,
Washinton, 1999).

Anche il gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo nell’arco
di 10 anni ha condotto e pubblicato diversi studi in conformità con i parametri
internazionali per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza della
psicoterapie, e attraverso essi ha dimostrato che su un campione di 3.640 casi
trattati, comprendente le varie patologie psicologiche, ben 86% con punte del
95% dei casi è stato risolto, con il completo superamento del disagio presentato
dal paziente, mediante un trattamento di durata media pari a sole 7 sedute e
senza l’uso di alcun tipo di farmaco.

I risultati di Efficacia ed Efficienza nella cura dei disturbi, suddivisi per
gruppi specifici, sono i seguenti:

– Disturbi d’ansia: 95% dei casi risolti

– Disordini alimentari: 83% dei casi risolti

– Disturbi sessuali: nel 91% dei casi risolti

– Depressione: 82% dei casi risolti

– Problemi relazionali nei diversi contesti: 82% dei casi risolti

– Problemi dell’infanzia e dell’adolescenza: 82% dei casi risolti

– Disturbi legati all’abuso di Internet: 80% dei casi risolti

torna a Terapia Breve Strategica

Obiettivi della Terapia Strategica

Obiettivi della Terapia Strategica

Il fine della psicoterapia breve strategica non è la risoluzione assoluta del
problema “esistenza”, in quanto crediamo che ciò sia impossibile e che tutte le
dottrine che promettono stati di assoluta felicità siano un imbroglio. Il fine è
piuttosto quello di mettere in grado la persona che chiede aiuto di acquisire
quelle capacità e strategie che lo rendano abile ad affrontare nella maniera più
funzionale i problemi che la vita inesorabilmente pone sul cammino di tutti gli
esseri umani.

Crediamo, inoltre, che la più importante verifica di un modello terapeutico non
sia la sua architettura teorica o la profondità delle analisi in esso espresse,
ma il suo valore euristico e la sua capacità di intervento reale, misurate in
termini di efficacia ed efficienza nella risoluzione dei problemi a cui si
applica (Giorgio Nardone,1988).

La terapia strategica può per questo essere definita come “l’arte di risolvere
complicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici”. Problemi
e sofferenze che appaiono complessi e persistenti da anni, infatti, non
richiedono necessariamente interventi altrettanto lunghi e complicati.

Torna a Terapia breve strategica

Domande frequenti (FAQ)

Domande frequenti

Quanto dura la terapia strategica?

Raramente la terapia strategica dura più di 20 sedute. In genere si ha risoluzione del sintomo entro le prime quattro sedute, e si utilizzano quelle successive per seguire il paziente nella ristrutturazione degli ambiti danneggiati dal disturbo.
Solo in una esigua percentuale di casi (vedi “risultati”) l’approccio si rivela inefficace, e comunque il terapeuta verifica la validità dell’approccio entro le prime 10 sedute, e nel caso di mancato sblocco del sintomo interrompe il trattamento ed invia il paziente ad un altro collega.

Quanto dura una seduta?

La durata di una seduta dipende dal caso specifico, dalla fase del trattamento, dalle esigenze del paziente. In genere i tempi variano da poche decine di minuti ad un massimo di un’ora, a seconda delle situazioni che si presentano e a seconda della valutazione del terapeuta, il quale tiene sempre conto degli obiettivi dell’incontro e del raggiungimento degli stessi.

Su quali tipi di problemi interviene?

La terapia strategica è indicata per ogni tipo i problema o difficoltà, con particolare successo nei casi elencati alla sezione “problemi trattati”.

La terapia strategica intervenendo sul sintomo ma non rimuovendo la causa, ha forse un’azione soltanto temporanea?

In psicologia non è corretto usare i modelli di spiegazione e di intervento caratteristici della medicina. In medicina è possibile intervenire sulla causa scatenante un sintomo, in quanto è presente nel momento in cui il medico interviene. In psicologia, inevce, la causa scatenante, vera o presunta che sia, appartiene al passato, ed è qualcosa sulla quale non è più possibile intervenire. Gli “effetti” prodotti sono invece attuali e si presentano come sintomo. Detto in altro modo, il trauma non c’è più, ma rimane il suo effetto, il sintomo. Il sintomo, una volta eliminato, diviene anch’esso riferito al passato, e in questo senso la terapia strategica va considerata una terapia causale: eliminando il problema rimuove la causa del disagio psicologico.
Da un punto di vista pragmatico, l’argomento più convincente è l’analisi degli oltre 3000 casi trattati negli anni dal Centro di Terapia Strategica di Arezzo e dai Centri affiliati presenti in tutta Italia: non risultano casi di ricadute o di “spostamento del sintomo” dopo controlli effettuati a distanza di due anni dalla fine del trattamento.

Le insegnanti di mio figlio mi segnalano che a scuola ha comportamenti disturbati e disturbanti. Cosa fare?

La psicoterapia breve strategica si è rivelata efficace anche nella cura dei disturbi manifestati dai ragazzi in contesti diversi da quello familiare, quali ad esempio il contesto scolastico.
E’ possibile intervenire su tali comportamenti anche solo attraverso la terapia con i genitori, preferibilmente con la collaborazione degli insegnanti che sempre più spesso, dopo una serie di tentativi falliti, rinunciano ad occuparsi del caso e delegano alle famiglie la soluzione.

Mio figlio di cinque anni ha un problema psicologico. Non è troppo piccolo per iniziare la psicoterapia?

Portare un bambino pre-adolescente in psicoterapia può costituire più un problema che una soluzione. Il rischio è che si senta etichettato come malato, diverso, cattivo e che queste etichettature possono produrre “profezie che si autodeterminano”, facendo interpretare qualsiasi comportamento come dovuto alla “malattia”, e con ciò confermando la diagnosi.
Si preferisce, invece, intervenire sul modo di trattare il bambino da parte dei genitori, cambiando le soluzioni tentate per risolvere il problema con soluzioni efficaci. Ai genitori verranno quindi indicati dei comportamenti concreti da mettere in atto nei confronti del figlio, e saranno questi a produrre l’effetto desiderato, senza coinvolgere il bambino in una esperienza inutile.

Ho il sospetto che mia figlia abbia un problema psicologico, una difficoltà, ma lei nega e si arrabbia se glielo facciamo notare. Come portarla in terapia?

E’ molto frequente che ragazzi con disturbi di tipo psicologico rifiutino qualsiasi tipo di aiuto, tanto dai genitori quanto da un terapeuta. In queste situazioni è bene che siano innanzitutto i familiari a recarsi da uno specialista, così da stabilire quali argomentazioni da parte dei genitori possano indurre il figlio ad iniziare una terapia, o in alternativa stabilire una serie di comportamenti nuovi da mettere in atto che producano cambiamenti nel suo atteggiamento rispetto al problema, fino ad abbandonarlo.

Sono in cura da uno psichiatra e sto prendendo psicofarmaci. Posso contemporaneamente fare terapia strategica?

La terapia breve strategica, in quanto psicoterapia non presume l’ausilio di farmaci, anzi prevede in questi casi l’abbandono degli stessi da parte del paziente nella fase terminale dell’intervento. Nella sua fase iniziale la terapia farmacologica non sarà toccata in modo da essere certi che qualsiasi variazione della situazione del paziente sia da imputare all’effetto delle manovre psicologiche e non a variazioni nella sua biochimica. Successivamente quando il problema sarà sbloccato e si avvierà alla soluzione, con la collaborazione dello psichiatra presso il quale il paziente è in cura, si procederà alla riduzione graduale dei farmaci fino al loro distacco totale.

Da qualche tempo vado malvolentieri a lavorare perché ho un problema con una collega, la terapia può aiutarmi?

Molte situazioni di difficoltà e di disagio non sono riconducibili a disturbi psicologici generalizzati e limitanti, quanto piuttosto a difficoltà momentanee che comunque provocano sofferenza. Spesso proprio i problemi di relazione, con i colleghi di lavoro ma non solo, rappresentano isolati casi di comportamenti disfunzionali, facilmente risolvibili.
Tali condizioni non richiedono un vero e proprio percorso di psicoterapia ma un intervento mirato, rapido ed efficace.

Sento un certo disagio, ma non riesco a individuare un problema specifico. La terapia breve strategica può essere utile anche nel mio caso?

Per attuare una strategia è necessario che sia chiaro l’obiettivo da raggiungere. Compito del terapeuta è in questo caso quello di aiutare la persona a definire in termini operativi, e quindi a chiarire, la propria situazione. Ciò renderà possibile l’individuazione di uno o più obiettivi sui quali lavorare.

Vorrei iniziare una psicoterapia, ma ho paura della dipendenza dallo psicologo. Può succedere con questo approccio psicoterapico?

Considerate le poche sedute necessarie per risolvere la maggior parte dei problemi, con l’approccio strategico la dipendenza del paziente dal terapeuta è una questione che non si pone. Peraltro, al fine di evitare qualsiasi forma di consuetudine, dopo le prime sedute con cadenza settimanale o quindicinale, e in concomitanza con i primi effetti della terapia, la frequenza viene diradata ad un incontro ogni 3 settimane, e successivamente una volta al mese. E’ evidente che non si può instaurare alcuna forma di dipendenza nei confronti di una persona che si vede ogni 30 giorni.

torna a Terapia Breve Strategica

Bibliografia

Bibliografia essenziale della Terapia Strategica

Watzlawick P., Beavin J. H., Jackson Don D., 1971 “Pragmatica della
comunicazione umana” Astrolabio, Roma

Watzlawick P., Weakland J. H., Fisch R., 1974 “Change: la formazione e la
soluzione dei problemi” Astrolabio, Roma

Watzlawick P., 1976 “La realtà della realtà: confusione, disinformazione,
comunicazione” Astrolabio, Roma

Watzlawick P., 1980 “Il linguaggio del cambiamento: elementi di comunicazione
terapeutica” Feltrinelli, Milano

Watzlawick P. (a cura di), 1988 “La realtà inventata” Feltrinelli, Milano

Nardone G., Watzlawick, 1990 “L’Arte del Cambiamento” Ponte alle Grazie, Firenze

Nardone G., 1991 “Suggestione – Ristrutturazione = Cambiamento; l’approccio
strategico e costruttivista alla terapia breve” Giuffrè, Milano

Nardone G., 1993 “Paura, Panico, Fobie” Ponte alle Grazie, Firenze

Nardone G., 1994 “Manuale di Sopravvivenza per psico-pazienti; ovvero come
evitare le trappole della psichiatria e della psicoterapia” Ponte alle Grazie,
Firenze

Nardone G., Fiorenza A., 1995 “L’intervento strategico nei contesti educativi”
Giuffrè, Milano

Watzlawick P., Nardone G., 1997 (a cura di) “Terapia breve strategica” Raffaello
Cortina Editore, Milano

Nardone G., 1998 “Psicosoluzioni” Rizzoli, Milano

Nardone G., Verbitz T., Milanese R., 1999 “Le prigioni del cibo – Vomiting
Anoressia Bulimia: La terapia in tempi brevi” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., 2000 “Oltre i limiti della paura” Rizzoli, Milano

Nardone G., Milanese R., Mariotti R., Fiorenza A., 2000 “La terapia dell’azienda
malata” Ponte alle Grazie, Milano

Skorjanec B., 2000 “Il linguaggio della terapia breve” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2001 “Modelli di famiglia” Ponte alle
Grazie, Milano

Loriedo C., Nardone G., Watzlawick P., Zeig J. K., 2002 “Strategie e stratagemmi
della Psicoterapia” Franco Angeli, Milano

Rampin M., Nardone G., 2002 “Terapie apparentemente magiche” Mc Graw-Hill,
Milano

Nardone G., Cagnoni F., 2002 “Perversioni in rete” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., 2003 “Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo” SUPERBUR Rizzoli,
Milano

Nardone G., 2003 “Cavalcare la propria tigre” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., 2003 “Non c’è notte che non veda il giorno” Ponte alle Grazie,
Milano

Nardone G., Salvini A., 2004 “Il dialogo strategico” Ponte alle Grazie, Milano

Rampin M., 2004 “La psicoterapia come un romanzo giallo” Ponte alle Grazie,
Milano

Nardone G., Rampin M., 2005 “La mente contro la natura” Ponte alle Grazie,
Milano

Nardone G., 2005 “Correggimi se sbaglio” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., Watzlawick P., 2006 “Ipnosi e terapie ipnotiche” Ponte alle Grazie,
Milano

Muriana E., Pettenò L., Verbitz T., 2006 “I volti della depressione” Ponte alle
Grazie, Milano

Milanese R., Mordazzi P., 2007 “Coaching strategico” Ponte alle Grazie, Milano

Watzlawick P., 2007 “Guardarsi dentro rende ciechi” Ponte alle Grazie, Milano

Nardone G., Balbi E., 2008 “Solcare il mare all’insaputa del cielo” Ponte alle
Grazie, Milano

Sirigatti S., Stefanile C., Nardone G., 2008 “Le scoperte e le invenzioni della
psicologia” Ponte alle Grazie, Milano

Balbi E., Artini A., 2009 “Curare la scuola” Ponte alle Grazie, Milano

Cagnoni F., Milanese R., 2009 “Cambiare il passato” Ponte alle Grazie, Milano

Muriana E., Vebitz T., 2010 “Psicopatologia della vita amorosa” Ponte alle
graze, Milano

torna a Terapia Breve Strategica